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Noi aspettiamo ma niente ci aspetta…

8 Novembre 2009

Ci hanno mescolato le anime e ormai abbiamo tutti gli stessi pensieri. Noi aspettiamo ma niente ci aspetta, né un’astronave né un destino.

G.Celati

Esame di coscienza di un letterato

26 Ottobre 2009

Forse il beneficio della guerra, come di tutte le cose, è in sé stessa: un sacrificio che si fa, un dovere che si adempie. Si impara a soffrire, a resistere, a contentarsi di poco, a vivere più degnamente, con più seria fraternità, con più religiosa semplicità, individui e nazioni: finché non disimparino…[...]

Invecchieremo, falliti. Saremo la gente che ha fallito il suo destino. Nessuno ce lo dirà, e noi lo sapremo; ci parrà d’averlo scordato e lo sentiremo sempre; non si scorda il destino. E sarà inutile dare agli altri la colpa. A quelli che fanno politica o la vendono[...]. La colpa è nostra, che ci viviamo con loro. Esser pronti, ognuno per suo conto, non significa nulla; essere indignati, disgustati, avviliti è solo una debolezza. La realtà è quella che vale. Anche la disgrazia è un peccato; è il più grave di tutti, forse. Fra mille milioni di vite c’era un minuto per noi; e non l’avremo vissuto. Saremo stati sull’orlo, sul margine estremo; il vento ci investiva e ci sollevava i capelli sulla fronte; nei piedi immobili tremava e saliva la vertigine dello slancio. E siamo rimasti fermi. Invecchieremo, ricordandoci di questo. Noi, quelli della mia generazione; che arriviamo adesso al limite, o lo abbiamo passato di poco; gente sciupata e superba. Chi dice che l’abbiamo spesa male la nostra vita, senza costruire e senza conquistare? Eravamo ricchi di tutto quello che abbiamo buttato; non avevamo perduto neppure un attimo dei giorni che ci sono passati come l’acqua fra le dita. Perché eravamo destinati a questo punto, in cui tutti i peccati e le debolezze e le inutilità potevano trovare il loro impiego. Questo è il nostro assoluto. E’ così semplice! Non siamo asceti né fuori dal mondo. Vivere vogliamo e non morire.

Tratto da Esame di coscienza di un letterato, Renato Serra, 1915

Il destino sull’isola di San Lorenzo

23 Settembre 2009

Anche il destino a questo punto si domanda se vale la pena di travestirsi da venditore di torroni, far morire i dentisti, far cantare i tonni e tutto solo per divertire questi bambini volubili che si chiamano uomini. Nessuno gli risponde: perché nessuno può dar consigli al destino, né a San Lorenzo né altrove…

Tratto da Il bar sotto il mare di Stefano Benni

Un fiore e il suo piccolo principe

26 Febbraio 2008

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Devo sopportare pur qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle. Se no chi verrà a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli, disse il bel fiore al suo piccolo principe… Leggi il seguito di questo post »