Perché non ho saliva, perché non ho robaccia, perché non ho la polvere, perché non ho quello che c’è nell’aria, perché io sono aria.
Lasciate che vi tenti col mio magico potere….
Sono un donna che Grida
Sono una donna di Discorso
Sono una donna Non so niente
Sono una donna So tutto
Sono una donna a Giornata
Sono una donna Sole
Sono una donna Tardo pomeriggio
Sono una donna Luce d’argento
Sono una donna Luce d’ambra
Sono una donna Luce Smeraldo
Sono una donna Abbandonata
Sono una donna Confusa
Una donna Latitante
Una donna Assente
Una donna Trasparente
Una donna Assenzio
Una donna Tiranneggiata
Una donna Sventrata
Sono una donna con le Ferite
Sono una donna Seducente
Sono una donna che Parla in fretta
Sono una donna Vagabondo
Sono una donna Che sfida
Sono una donna Impazzita
Sono una donna Annientata
Una donna Detonante
Una donna Demone
Sono una donna Embrione
Sono una donna Paradiso
Sono un donna Solo
Sono un donna Farfalla
Sono un donna Giustizia.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Sono la donna Luna
Sono la donna Giorno
Sono la donna Bambola
Sono la donna Rock
La signora nel Lago
La signora nella Sabbia
Sono unaa donna Strega
Sono un donna Mendicante
Una donna Tenebra
Una donna Ombra
Una donna che Canta
Una donna che Dorme
Una donna Musica
Una donna Mistica
Una donna Kaktus
Sono una donna Terribile
Sono una donna Impaziente
Sono una donna Bamabina, e piangerò,
Sono una donna Senza fiato
Sono una donna Tagliata
Una donna Cucita
Sono una donna Infibulata
l’Artista che sogna dentro la sua casa
Sono una donna Criminale
Sono una donna Dissonante
Sono una donna Anarchica
Sono una donna Budda
Una donna Senza casa
Una donna Dimenticata
Una donna Divisa
Una donna che Balla nella sua casa
Sono una donna Contesa
Sono una donna Irrisolta
Che studia
Che scrive
Che chiama
Sono una donna Vendetta
Sono una donna Inventiva
Sono una donna Invettiva.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Sono una donna Angelo
Sono una donna Diavolo
Sono una donna Impoverita
Una donna con bambino
Una donna Ermafrodite
Sono una donna dai Piedi grandi
Sono una donna dal Cuore grande
Sono una donna con il Passaporto
Sono una donna Immigrante
Sono una donna Col peso sulle spalle
Sono una donna Vecchia
Sono una donna Principessa
Sono una donna Serpente
Sono una donna Sensibile
Sono una donna Senza sensi
Sono una donna Ambigua
Una donna Tecnologica
Una donna Magica
Sono una donna Ermetica
Una donna Zingara
Sono una donna Percussione
Sono una donna Ieratica
Sono una donna Vesuviana
Sono una donna Temeraria
Sono una donna Barracuda
Una donna Bellicosa
Una donna Caritatevole
Sono una Assassina sola
e sono seduta nella mia cella
Sono una donna Infiammata pronta a bruciare
Sono la Notoria Infedele
Una donna Infetta
Una donna nella sua casa
Sono un donna Innamorata.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare(x7)
Io so come Godere
IO QUELLA VOLTA LI’ AVEVO 25 ANNI (Testo inedito di Gaber/Luporini)
Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o
giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni
di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?
Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio
dire… un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto
questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Sì, il coro della
tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.
Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide
istituzioni? No. Allora dove sono le nostre colpe. Un momento, era troppo
facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri
avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, la
resistenza. E’ sempre tempo di resistenza. Perché invece di esibire il nostro
atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello
sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo
alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del Mercato? Perché
avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli?
Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto?
Il Mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?
Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi:
dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra
individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere,
contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’individuo?
Daccordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza.
C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi perché vi abbandonate ad un’inerzia
così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza
l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il
mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più
violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere
almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti
in una specie di noia, di depressione… Certo, è il marchio dell’epoca. E
quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo
di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No!
Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male
senza sede, senza sostanza, senza nulla… salvo questo nulla non
identificabile che ci corrode.
In giorni di continue ricorrenze, di valige da riempire, di partenze e di concretizzazioni io ti dedico il tempo che era gusto che ci negassimo…
Non dormo, ho gli occhi aperti per te.
Guardo fuori e guardo intorno.
Com’è gonfia la strada
di polvere e vento nel viale del ritorno… Leggi il seguito di questo post »
Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità
non maleditemi non serve a niente
tanto all’inferno ci sarò già Leggi il seguito di questo post »
“Ma io ti voglio dire
che non è mai finita
che tutto quel che accade
fa parte della vita”
A settant’anni dalla tua nascita voglio ricordarti. Il mio maestro di vita, con i tuoi testi ho pianto e riso. Sono cresciuta, ho preso coscienza e ho capito un po’ cos’è vita. E’ stato ascoltando le tue canzoni che ho amato per la prima volta e con te ho passato le mie notti ad uccidere quello stesso amore.
Sicuramente mi stai guardando da lassù… Lo sento… Ti dico grazie perché la tua voce è stata una delle poche che mi ha accompagnato nelle mie nebbie interiori. Grazie per le notti in cui mi hai consolato… Vivi nei tuoi testi e doni la vita in loro.