Archivio per il 'Cantautori italiani'Categoria

Io quella volta lì avevo 25 anni

25 Agosto 2009

IO QUELLA VOLTA LI’ AVEVO 25 ANNI (Testo inedito di Gaber/Luporini)

Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o
giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni
di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?
Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio
dire… un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto
questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Sì, il coro della
tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri.
Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide
istituzioni? No. Allora dove sono le nostre colpe. Un momento, era troppo
facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri
avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, la
resistenza. E’ sempre tempo di resistenza. Perché invece di esibire il nostro
atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello
sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo
alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del Mercato? Perché
avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli?
Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto?
Il Mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?
Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi:
dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra
individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere,
contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’individuo?
Daccordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza.
C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi perché vi abbandonate ad un’inerzia
così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza
l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il
mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più
violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere
almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore! Siamo caduti
in una specie di noia, di depressione… Certo, è il marchio dell’epoca. E
quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo
di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No!
Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male
senza sede, senza sostanza, senza nulla… salvo questo nulla non
identificabile che ci corrode.

Il paradiso dei calzini…

20 Agosto 2009

Il mio testamento…

10 Luglio 2009

Quando la morte mi chiamerà
forse qualcuno protesterà
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità
non maleditemi non serve a niente
tanto all’inferno ci sarò già Leggi il seguito di questo post »

Verso il terzo millennio…

25 Gennaio 2009

“Ma io ti voglio dire
che non è mai finita
che tutto quel che accade
fa parte della vita”

A settant’anni dalla tua nascita voglio ricordarti. Il mio maestro di vita, con i tuoi testi ho pianto e riso. Sono cresciuta, ho preso coscienza e ho capito un po’ cos’è vita.  E’ stato ascoltando le tue canzoni che ho amato per la prima volta e con te ho passato le mie notti ad uccidere quello stesso amore.

Sicuramente mi stai guardando da lassù… Lo sento… Ti dico grazie perché la tua voce è  stata una delle poche che mi ha accompagnato nelle mie nebbie interiori. Grazie per le notti in cui mi hai consolato… Vivi nei tuoi testi e doni la vita in loro.

Ti voglio bene

La tua nipotina g0ccia

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Amore che vieni, amore che vai

11 Gennaio 2009

I Passanti*

10 Gennaio 2009

nebbia

Io dedico questa canzone
ad ogni uomo pensato come amore
in un attimo di libertà
A quello conosciuto appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più… Leggi il seguito di questo post »

L’infinito

26 Dicembre 2008

Questa canzone me la dedico… la dedico a quello che sono ora, ad un presente reale e finalmente tangibile. Un’ “ora e qui” pieni di calore,  scelte,  risate,  discussioni, abbracci, parole, un presente pieno di un senso indispensabile… il tatto. Chiudo gli occhi e ritrovo i miei compagni di avventura, chi per anni e chi per un solo giorno.  Ho scoperto l’onestà e la sincerità in quei visi che non cancellerò più.  Ora scappo fuori dalla finestra, dopo una notte passata col naso schiacciato al vetro a vedere la neve che cade giù… Leggi il seguito di questo post »